domenica 30 agosto 2015

A Mezzani inViaggio verso Expo

La prima volta che sentii parlare del Viaggio verso Expo era Marzo 2015, quasi sei mesi fa.
A parlarcene fu un entusiasta Alessio Malaguti, consigliere dell'associazione Chef to Chef e cuoco della Trattoria La Rosa 1908 durante una delle lezioni del corso di Tecnico superiore delle produzioni enogastronomiche tipiche che sto quasi per terminare. Poche settimane dopo ci trovammo all'Antica Corte Pallavicina, dove il presidente di Chef to Chef ci spiegò per filo e per segno quest'incredibile avventura che avrebbe coinvolto tutta l'Emilia Romagna.  Il progetto era ancora in fase larvale, ma è incredibile come quell'idea dello chef Spigaroli si sia realizzata esattamente come era stata immaginata.
Settembre è il mese in cui la Regione Emilia Romagna arriverà all'Expo e Spigaroli, con l'atteggiamento illumininistico tipico dei parmensi, e con la benedizione dell'assessore all'agricoltura, caccia e pesca, Silvia Caselli, ha pensato di arrivarci attraverso una "marcia" trionfale, percorrendo tre diverse strade della regione alla scoperta di tutte le infinite risorse enogastronomiche del territorio:
1) le vie d’acqua, attraverso le motonavi Principessa e Stradivari, trasformate per l'occasione in ristoranti stellati pronti ad ospitare cento persone per una cena suggestiva sul Fiume Po e sul Mar Adriatico;
2) la via di terra rappresentata dalla Via Emilia, attraversata dai Food Truck, delle cucine su strada dove i cuochi di Chef to Chef faranno assaggiare le loro specialità e dalle bicitriciclo, dei banchi d'assaggio dei migliori prodotti della regione;
3) l’Alta Via dei Parchi. un itinerario escursionistico, da Rimini a Piacenza, fatto di storia, di cultura gastronomica  e di incantevoli borghi appenninici.


Il viaggio verso Expo ora è realtà e quest'enorme carovana viaggiante sta coinvolgendo cuochi e produttori, città e paesi interi, esperti e curiosi di buon cibo, attraverso tappe non sempre convenzionali come quella di ieri al porto fluviale di Mezzani (PR) che mi ha permesso di scoprire il Po come mai l'avrei immaginato.

A bordo della motonave siamo stati accolti dai ragazzi dell'Istituto Alberghiero di Salsomaggiore Terme (Pr), che hanno gestito l'intero servizio da veri professionisti. Il docente di sala/bar che era con loro,  Michele Tancredi, ne deve davvero essere orgoglioso.
Durante l'aperitivo, il capitano Giuliano Landini ci ha cojdotto fino a Casalmaggiore: per me è stata davvero un'incredibile esperienza quella di poter percorrere un fiume dalla storia millenaria, sede di scambi commerciali fin dall'epoca romana.

La cena è stata un susseguirsi di piatti strepitosi e di buon vino dell’Enoteca regionale presentati dai sommelier AIS. Il mio piatto preferito? La golosissima bruschetta con crema di Parmigiano Reggiano DOP, pesto di rucola e Prosciutto Crudo di Parma DOP di Silverio Cineri.

La creatura si è mangiata tutto il piatto di tortelli di Parmigiano Reggiano DOP al profumo di lavanda, noce moscata e granella di mandorle di Aurora Mazzucchelli. In realtà s'è mangiato anche qualcuno dei miei tortelli...
Devo dire che io e il mio compagno eravamo piuttosto preoccupati che il quasi quattrenne non avrebbe retto una serata così lunga e una cena con tutte quelle portate, ma tra i giri in lungo e in largo per la Stradivari e qualche gioco si è divertito parecchio!

Il mio compagno ha apprezzato soprattutto il filetto di suino nero di Parma inframezzato di Culatello di Zibello e Tosone: io ho intanto scoperto il Tosone, incredibile non averne mai sentito parlare prima! Il tosone si ottiene dalla rifilatura effettuata sulle forme di Parmigiano prima di essere messo in salamoia: una volta messo nelle apposite fascere, la forma viene rifilata con un coltello e dalle eventuali eccedenze nasce il tosone, una striscia di formaggio lunga e sottile creata dalla pressione della lama sul formaggio ancora tenero.
A me è particolarmente piaciuto il vino in abbinamento, uno strepitoso Sangiovese di Romagna Superiore DOC 2010 di Villa Venti.
 Sul dolce tutti d'accordo. Il maestro Gino Fabbri ci ha lasciato tutti senza parole con la crema di riso alla vaniglia, pesto di amarene alla rosa e croccante di sbrisolona di riso e gelèe di Lambrusco.

Davvero una bellissima esperienza che consiglio a tutti! Per vedere tutte le foto, andate qui , sulla mia pagina Facebook e poi controllate le tappe, siamo ancora a metà viaggio e partecipate! dimostriamo tutti insieme che qui in Emilia Romagna abbiamo ancora voglia di fare, di stare insieme e soprattutto di saper apprezzare i nostri meravigliosi prodotti! questo è davvero il caso in cui il viaggio è ben più importante della meta!
Ci vediamo il primo settembre a Bologna in montagnola!

lunedì 27 luglio 2015

I Bubliki per la tappa ucraina dell'abbecedario mondiale

http://ucraina.europadascoprire.net/europa/mappe/45/mappa-ucraina.html
Ласкаво просимо до України! Benvenuti in Ucraina!
L'abbecedario culinario mondiale sbarca ad Odessa (Одеса, transilitterato Odesa), terza città per grandezza dell'Ucraina situata sul Mar Nero, tra le foci dei fiumi Dnestr e Dnepr e io sono felice di essere l'ambasciatrice di questa terra meravigliosa.
Odessa è una città votata alla multiculturalità: nel corso dei secoli è stata abitata dagli Sciiti, dai Greci, dai Lituani, dai Tatari, dai Turchi e dai Russi, dagli Albanesi, Armeni, Azeri, Bulgari, Francesi, Tedeschi, Greci, Italiani, Ebrei, Polacchi, Rumeni, Ucraini e da commercianti da ogni dove.
http://www.outsidethebeltway.com/the-ukraine-crisis-in-three-maps/
Sotto la dominazione russa, dal 1794, la città che aveva il nome turco Chadžibej/Khadjibev venne ribattezzata Odessa, dal nome dell’antica colonia greca Odesso. Da allora Odessa crebbe urbanisticamente come vivace centro commerciale e culturale anche grazie al nuovo portoaccesso alla Russia da Costantinopoli, Atene, Venezia, Marsiglia e Genova.
http://www.outsidethebeltway.com/the-ukraine-crisis-in-three-maps/
L'Ucraina è attraversata da fortissimi contrasti tra filo-russi e filo-europei sfociati in un'aspra guerra civile ancora in corso, che vede contrapposte le forze militari di Kiev ai ribelli di stampo russofono delle regioni dell'est del paese. 
D'altronde il paese si trova proprio al centro del nostro continente e il suo nome significa “sul confine” (u krajna), uno spazio di frontiera, da sempre  conteso e conquistato dai potenti vicini: le sue ingenti risorse naturali, terreni agricoli e risorse minerarie, fanno gola a molti. 
L'Ucraina è il paese più esteso d’Europa, dopo la Russia, e il quinto per numero di abitanti: 48 milioni. E' per lo più pianeggiante, se si escludono le verdi montagne dei Carpazi a sud ed è un territorio tutto da scoprire! 
In Ucraina io non sono mai stata e tra le città che visiterei c'è sicuramente Leopoli (Львів ,translitterato L'viv), considerata il cuore e l'anima culturale dell’Ucraina. Dovessi andarci, non mi perderei di assistere ad uno spettacolo teatrale in uno dei più bei Teatri dell’Opera d’Europa. 
https://it.wikipedia.org/wiki/Leopoli
Per respirare l'atmosfera della città bisogna andare a Piazza del Mercato,  il centro dell’area storica protetta dove si trovano diversi edifici restaurati con gusto. La sensazione è quella di fare un passo indietro nel tempo. In Piazza del Mercato sono rappresentate l’architettura gotica, barocca, rinascimentale e rococò, tutto insieme!
http://dunebuggy.altervista.org/LvivChisinauFoto.htm
Dedicherei almeno un paio di giorni a Kiev (Київ, translitterato Kyïv): mi piacerebbe passeggiare per la capitale lungo le strade ciottolate per ammirare gli artisti locali e i mercanti che le popolano. Chissà quanti deliziosi piattini vintage che si trovano tra quelle bancarelle!
http://www.ukrainaviaggi.it/ucraina/visitare-a-kiev/25-la-discesa-di-sant-andrea
Sempre a Kiev, bisogna assolutamente visitare il Pechersk Lavra, il Monastero delle Grotte, arroccato sulla collina erbosa che sovrasta il fiume Dnieper, un gruppo di chiese dorate meta di turisti e pellegrini ortodossi. Bellissime, vero? La mia anima dark poi non resisterebbe a perdersi nel labirinto sotterraneo di catacombe con monaci mummificati e reliquie dei secoli passati.
http://www.kievproject.altervista.org/passeggiata4.htm
 Ad Odessa non credo andrei a fare il bagno, ma una passeggiata sulla spiaggia di Arkadia di sicuro.
http://odessabeaches.com/arcadia.html
La spiaggia di Arkadia è popolata sia dagli ucraini che dai turisti: me la immagino simile a Rimini, considerato che è piena di bar, ristoranti, discoteche e tutto ciò che occorre ai gggiovani per divertirsi. Ma l'Ucraina non è certo solo questo.
Mi piacerebbe per certo vedere la magnifica catena montuosa dei Carpazi col suo Parco Nazionale, il più grande dell’Ucraina, che si estende su una superficie di circa 503 chilometri quadrati ed è popolata da molte specie di animali selvatici come linci, bisonti, lupi e orsi bruni.
http://www.tryukraine.com/photos/hoverla.shtml
Non so invece se avrei mai il coraggio di visitare il museo di Chernobyl: Il disastro del 1986 ha portato al centro dell’attenzione di tutto il mondo i pericoli dell’energia nucleare.
http://urbanpost.it/chernobyl-pripyat-ecco-oggi-la-citta-abbandonata-ripresa-con-un-drone
Ero una bambina quando avvenne questa orribile catastrofe causata dall'uomo. Sono già abbastanza consapevole che il nucleare non è la soluzione alle richieste di energia dell'epoca odierna.
Ma torniamo alle cose belle e parliamo di ciò che mi compete: il cibo!
Gli ingredienti della cucina popolare ucraina sono per lo più prodotti della terra come funghi, verdure, barbabietole, erbe e frutti vari. Il piatto simbolo ucraino è di certo il Borscht, una zuppa invernale con carne, barbabietole, cavolo ed altre verdure profumata con aneto e completata (ma solo in alcune versioni) con un cucchiaio di Smetana, la loro panna acida. Il miele è spesso protagonista di torte e dolci ucraini.
L'Ucraina è inoltre considerata il paniere di Europa, per la sua grande produzione di frumento e il pane, prodotto in svariati modi, ha ancora un forte valore simbolico nei riti religiosi. Il pane è prodotto in svariati modi ed è spesso protagonista di svariati riti religiosi.

Ed ecco che arriviamo alla ricetta che ho scelto. Come dite? Bagels? ma no! sono Bubliki! la paternità di questa ricetta è contesa tra Russi e Ucraini: in realtà è possibile anche che la ricetta sia originaria della comunità ebraica dell'est, che si insedia in Ucraina nell'XI secolo e che ha fortemente influenzato non solo la cucina Ucraina, ma anche quella Russa, Polacca e dei territori limitrofi. I bagels americani non sono altro che parenti prossimi dei nostri bubliki, arrivati in America proprio attraverso la comunità ashkenazita, ovvero gli ebrei dell’Europa dell’Est. Chissà da quale popolazione si è diffusa questa ricetta! sono stati gli Ucraini a ereditarla dagli ebrei ashkenaziti o viceversa? Non è dato a saperlo!
http://riowang.blogspot.it/2012/01/i-dont-speak-about-all-odessa.html
Anche ad Odessa vi era una una fortissima comunità ebraica, vessata e confinata nella Moldavanka, quartiere povero dove viveva anche una piccola percentuale di altre minoranze etniche (era inizialmente una colonia Moldava), ad alto tasso di criminalità e allo stesso tempo, estremamente vivo e vitale. Parlando di Odessa non si possono certo dimenticare gli ebrei, vittime dei pogrom, dell’Olocausto e dello stalinismo: nell'800 erano in 200.000, oggi solo 13.000.
I bubliki sono radicati nella tradizione culinaria Ucraina e si preparano sia dolci che salati, con svariate farciture, dal formaggio spalmabile ai salumi, alla cioccolata alle marmellate. Tra le tante ricette che ho trovato su internet, sperando che google traduttore sia stato clemente, ho deciso di preparare una ricetta base che ho preso da qui, ma che ho modificato strada facendo perché non mi tornavano i conti dell'acqua.  Io ho preferito consumarli a colazione, con un velo di miele di acacia.
Li prepariamo?
Ingredienti:

Preimpasto:
  • 220 g di farina
  • 110 g di acqua 
  • 4 g di lievito di birra in polvere (12 g lievito di birra fresco)
Impasto finale:
  • 500 g di farina 
  • 290 g di acqua 
  • 70 g di zucchero
  • 12  g di sale
  • 60 g di burro ammorbidito
Inoltre:
  • semi di papavero
  • tuorlo d'uovo
  • amido di patate
Prepariamo il pre-impasto mescolando acqua, farina e lievito (se in polvere, sciogliamolo prima nell'acqua insieme ad un cucchiaino di zucchero preso dal totale della ricetta. Attendiamo dieci minuti prima di impastare). Impastiamo per alcuni minuti. Dobbiamo ottenere un impasto abbastanza compatto.
Copriamo con pellicola e lasciamo fermentare per circa 3 ore (io ho preferito impastare la sera, mettere l'impasto in frigo e riprendere la mattina). 
Una volta che il nostro impasto è pieno di bolle, aggiungiamo a poco a poco la farina, lo zucchero e l'acqua dove abbiamo disciolto il sale e il burro per ultimo. Impastiamo fino ad ottenere un impasto liscio e compatto. Facciamo lievitare fino al raddoppio (con questo caldo, due ore son bastate).
Riprendiamo il nostro impasto e dividiamo in pezzi. Io ho fatto 6 pezzi da cento grammi circa e 12 da cinquanta grammi circa. Facciamo delle palline e in ognuna pratichiamo con il dito un buco al centro e facciamo girare intorno al dito l'impasto, come fosse un hula-hoop per allargare il buco.
Disponiamoli su una teglia ricoperti di carta forno. Ora la mia fonte li fa nuovamente lievitare, io, ehmmm... me ne sono dimenticata! ma sono cresciuti lo stesso :D voi fateli lievitare una seconda volta!
Portiamo a bollore un pentolone con circa 3 litri d'acqua nel  quale abbiamo disciolto un cucchiaio e mezzo di amido di patate. Accendiamo il forno a 230°C.
Tuffiamo i nostri bubliki a poco a poco, tre-quattro alla volta, per circa 10-15 secondi rigirandoli una volta. Scoliamo e disponiamoli sulla teglia. Inforniamo fino a che i bubliki non saranno ben colorati (circa 15 minuti i bubliki grandi, 10 minuti quelli piccoli).
Buon appetito!!! Смачного!!!

Ecco le ricette che hanno partecipato alla tappa Ucraina (in aggiornamento):
Varenyky con ripieno di Mirtilli di Resy
Varenyky con ripieno di patate e formaggio di Resy
Insalata di pomodoro e cetrioli con panna acida di Torta di Rose
Paska di Gata da Plar
solozhenik alle mele e mirtilli di Resy
Okroshka di Viaggiare come Mangiare
Borsch di Trattoria Muvara
Watruszki di Zibaldone Culinario
Korovai di Resy
Spartak Tort di Anisja
Varenyky con ripieno di Mirtilli di Pulcetta
Pampushki di Cinzia Cindystar

giovedì 23 luglio 2015

Ravioli di patate con pesto di capperi e mandorle e polvere di pomodori


Ah! la mia Sicilia bedda! Con questo contest mi è davvero venuta nostalgia. La Sicilia per me è mare, sole, vento, poca umidità (mica come qui che stiamo crepando!) e buon cibo: le materie prime che dona questa meravigliosa isola sono straordinarie, una varietà infinita di prodotti di terra e di mare che una volta assaggiati non si scordano più.
E in ricordo della mia amata terra che rivedrò tra meno di una settimana ho preparato un piatto utilizzando la farina di grano duro burattata varietà Russello, un grano antico che profuma davvero di farina! Ecco gli ingredienti per 4 persone:

per i ravioli:
  • 200 g di farina
  • 2 uova
  • acqua q.b.
per il ripieno:
  • 350 g di patate
  • 50 g di Parmigiano Reggiano 18-24 mesi
  • un uovo 
  • un pizzico di menta
  • un pizzico di sale
per il pesto di capperi e mandorle:
  • 60 g di capperi sotto sale
  • 100 g di mandorle 
  • 15 g di basilico
  • 20 g olio extravergine di oliva
  • 30 g di Parmigiano Reggiano 24 mesi
  • acqua q.b.
per completare:
  • qualche cappero
  • lamelle di mandorle
  • polvere di pomodori secchi
Procedimento:
cuociamo le patate con la buccia precedentemente lavate per quaranta minuti. Devono essere ben cotte. Lasciamo raffreddare le patate, togliamo la buccia, passiamole con lo schiacciapatate. Aggiungiamo alla purea di patate gli altri ingredienti.
Prepariamo la sfoglia impastando le uova con la farina. All'occorrenza aggiungere poca acqua. Dobbiamo ottenere un impasto compatto e liscio. Copriamo. Lasciamo riposare mezz'ora. Tiriamo la sfoglia con la nonna papera fino alla penultima tacca (ripassiamo due volte). Disponiamo un cucchiaino colmo di ripieno sulla pasta e richiudiamo con un altro strato di pasta. Tagliamo i ravioli a nostro piacere. Io ho usato un tagliapasta a forma di sole (con un po' di immaginazione :P). Lasciamo asciugare i ravioli su un piano di lavoro infarinato.
Prepariamo il pesto:
laviamo e strizziamo più volte i capperi affinché perdano di sale. Tostiamo le mandorle e polverizziamole con un macina-caffè (l'apparecchio più utile che io abbia in cucina). Tritiamo al mixer i capperi e le foglie di basilico con poca acqua ghiacciata. Aggiungiamo il formaggio grattugiato e le mandorle. Diamo un giro di mixer per mescolare il tutto.

Cuociamo in abbondante acqua poco salata i nostri ravioli e condiamo con il pesto. Impiattiamo e aggiungiamo le lamelle di mandorle, qualche cappero e la polvere di pomodori secchi. 
Serviamo!





domenica 12 luglio 2015

Rifreddo Emiliano

Oggi vi presento una ricetta della tradizione, il rifreddo emiliano, in versione monoporzione. Il rifreddo, come insegna Pellegrino Artusi, è un piatto a base di diversi tagli di carne da consumare freddo, ideale per un antipasto importante, ma anche come secondo, nelle calde serate d'estate.
Ecco la ricetta per 10 monoporzioni (consideratene una a testa se lo servite come antipasto e due se per secondo):
  • 350 g di macinato di manzo e maiale
  • 200 g di ricotta
  • 100 g di mortadella macinata
  • 70 g di Parmigiano Reggiano 24 mesi
  • un uovo
  • noce moscata
  • 150 g di zucchine
  • 150 g di carote
  • 150 g di prosciutto crudo affettato sottile
per la maionese al parmigiano:
  • 100 g di olio di vinacciolo
  • 20 g di limone
  • 30 g di Parmigiano Reggiano 24 mesi
  • 1 tuorlo
Inoltre:
  • insalata mista con fiori edibili
Preparazione:
Lessiamo la carota e la zucchina tagliati a striscioline per alcuni minuti.
In una ciotola mescoliamo carne e mortadella macinata, ricotta, parmigiano, uovo e noce moscata.  
Col prosciutto foderiamo gli stampi monoporzione. Riempiamo per metà lo stampino con l'impasto e disponiamo alcune listarelle di zucchine e carote, aggiungiamo dell'altro impasto e copriamo con il prosciutto avanzato. Cuociamo a bagnomaria in forno a 180 gradi per 20 minuti.
Una volta cotti, lasciamoli raffreddare. Meglio prepararli la mattina per la sera o il giorno prima.
Prepariamo la maionese frullando il Parmigiano grattugiato con l'aceto e il tuorlo e aggiungiamo olio a filo, continuando a frullare per pochi minuti.

Impiattiamo mettendo al centro l'insalata,  un cucchiaio di maionese e il rifreddo monoporzione. Serviamo!

Con questa ricetta partecipo al contest Parmigiano Reggiano di Modena indetto da Cucina Semplicemente
Contest-Parmigiano-Reggiano-Modena



LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...